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Bocciato a Napoli, assunto dalla Nasa. La storia di Roberto

Il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato questo interessante articolo che racconta la storia di un giovane ragazzo italiano laureato con 110 e lode in Ingegneria Aerospaziale. Nonostante questo, Roberto non ha potuto iniziare una carriera dignitosa qui in Italia, ma a questo ci ha pensato la Nasa. [ads] A seguire riportiamo parte dell’articolo del Corriere del Mezzogiorno.

“Pensava allo spazio già ai tempi delle scuole medie” spiega mamma Raffaella, che di professione fa il medico. Così, da Fuorigrotta, Roberto Carlino ha iniziato la sua corsa: le scuole medie alla Silio Italico, il liceo scientifico al Mercalli, poi la Federico II. Una vita vissuta a cento allora, divisa tra lo studio e le passini di sempre: il paracadutismo e il calcio”.
“Dopo la laurea — spiega — ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi; ho iniziato a inviare il mio curriculum ovunque: all’Agenzia spaziale italiana, alla Thales Alenia Space, al Centro italiano ricerche aerospaziali. Nella maggior parte dei casi non ho neanche avuto una risposta; nessuno ha voluto concedermi un colloquio”. Preso un po’ dallo sconforto, ma per nulla intenzionato a mollare, Roberto Carlino viene a sapere di un master a Roma. Occasione perfetta per entrare in contatto con grandi aziende.
“Assieme ad uno dei professori — ricorda — riuscimmo ad organizzare un viaggio per visitare le più importanti aziende spaziali americane, tra cui la Nasa in California. Oltre a visitare i centri spaziali, presentammo anche un progetto per una missione spaziale a cui avevamo lavorato durante il master. Alla Nasa ne rimasero molto colpiti”. “Capii che in Italia non c’è spazio per chi ha dei sogni, così provai l’impossibile. Mandai il curriculum alla Nasa, alle stesse persone che avevano assistito alla mia presentazione. […] Qualche settimana prima della fine del tirocinio ricevetti l’e-mail più importante della mia vita la conferma che mi avevano accettato per un tirocinio di 6 mesi alla Nasa con uno stipendio di 3.750 dollari, in Italia lavoravo gratis”.