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Dieselgate: i tedeschi accusano tutti i costruttori?


I tedeschi accusano tutti i costruttori di auto che non sono tedeschi.

Il diesel gate continua, ogni paese ha aperto un’indagine sulle emissioni dei motori diesel. Uno scandalo che non finisce mai, dove ogni mese avvengono colpi di scena.

Lo scandalo è cominciato nel 2015, quando le autorità americane hanno compiuto test approfonditi sulle emissione di motori a gasolio del gruppo Volkswagen, scoprendo una vera e propria truffa nei riguardi dei consumatori ed autorità internazionali e nazionali.

Una truffa spregiudicata, confessata dagli stessi vertici del gruppo automobilistico tedesco, che veniva perpetrata applicando all’interno della centralina motore dell’auto un software, che faceva risultare l’auto in regola con i parametri ambientali obbligatori che ogni costruttore deve rispettare.

Purtroppo a qualcuno piace vincere facile…. non investendo in ricerca quanto i concorrenti.

Le varie inchieste aperte, in particolare, in Germania non sembrano mosse tanto dal voler tutelare i cittadini e offrire un’immagine di potenza affidabile, rigorosa e corretta, ma piuttosto sembrano una difesa ridicola, anche offensiva, come per esempio: “il bambino colto dal papà con le mani nella marmellata, che invece di ammettere la propria colpa, stizzito cerca di coinvolgere il cugino più piccolo nella malefatta”. Una strategia volta più a cercare altri colpevoli che una soluzione concreta alla truffa perpetrata.

Oggi, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild am Sonntag, durante i test effettuati dalla KBA, che è l’Autorità federale per i trasporti, alcuni modelli della FCA avrebbero evidenziato livelli di emissioni irregolari, addirittura si parla di una confessione da parte di alcuni lavoratori o tecnici di Bosch,(che detiene il brevetto del motore common-rail ideato e sviluppato dal Gruppo Fiat), che hanno segnalato che FCA avrebbe ideato un sistema astuto che applica il ciclo di omologazione per un tempo maggiore di quanto necessario per svolgere i test ed eventuali ispezioni, per poi disattivarsi.

Sta di fatto che ora non sarebbe più in regola la Fiat Panda 1.3 diesel che ad aprile 2016 era stata giudicata idonea dallo stesso ente dei trasporti, che oggi afferma che potrebbe non esserlo più.

A questo punto tutto questo scandalo comincia a rasentare il ridicolo, tra colpevoli, innocenti ed altro è opportuno attenersi ai fatti.

Ad oggi non abbiamo smentite da parte del costruttore italo- americano (FCA) su quanto riportato dal giornale tedesco ma, nel frattempo, non possiamo affermare che il gruppo sia colpevole o no, utilizzando il condizionale e riportando fatti.

I fatti ad oggi accertati sono che il gruppo Volkswagen ha installato un software per rendere omologabile un motore che altrimenti non sarebbe potuto esserlo, ha ammesso le sue responsabilità, risarcirà al momento i consumatori statunitensi, non ha ancora spiegato nei dettagli come rimedierà per rendere idonei i suoi motori diesel.

L’unico richiamo forzato imposto dalle autorità tedesche riguarda 630.000 veicoli di marca Volkswagen-Nutzfahrzeuge (194.000) con i modelli VW Crafter e Amarok, Audi (65.7009 con i modelli Audi Q5, A6, A8), Mercedes (247.000 unità) tra A, B, CLA e GLA, oltre alla Mercedes V, Porsche (33.000) con il modello Porsche Macan e Opel (90.000) con i modelli Opel Insignia, Zafira, Cascada. (fonte Al Volante).

A questo punto rimangono solo dubbi, poche certezze e tante polemiche scandalistiche, che non mirano a risolvere eventuali problemi ambientali e riguardanti la salute delle persone, ma solo s suscitare becere ed inutili rivalità tra chi non vuole pagare per le proprie responsabilità. [ads]