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Settimana della moda di Parigi


Paris, capitale della moda per eccellenza, è da sempre testimone di uno stile elegante e autentico. Non è un caso che gli stilisti di tutta Europa facciano a gara per essere presenti sul calendario de la Chambre de la Mode. A calcare le passerelle, infatti, sono stati parecchi e svariati looks e ho selezionato per voi quelli più imponenti degli ultimi giorni.

“18th Century Punk” è il tema che sottende alla sfilata di Rei Kawakubo (Commes des Garcons) che ha indossato le vesti dell’artista, dimostrando a tutti come la moda sia principalmente un’espressione e dopo un business. Kawakubo presenta  la declinazione visiva di un pensiero enigmatico, un puzzle tanto impenetrabile quanto magnetico e affascinante. Le sue forme diventano astratte e raccontano immagini, storie misteriose e fantastiche. Volumi che assomigliano ad armature di samurai possiedono una qualità femminile e delicata nella loro imponente costruzione. I tessuti sono sete jacquard floreali provenienti dalle prestigiose tessiture Lionesi, i volant in vinile rosa formano delle immense cascate. La cartella colori è stra femminile e la sfilata è stata un’affascinante poesia.

Per la categoria Nuovi Talenti  abbiamo Simon Porte Jacquemus che ha meritato un Premio Speciale nella passata edizione del prestigioso LVMH Prize. E’ un designer con un segno autobiografico e personale e sarebbe impossibile aspettarsi collezioni pratiche e funzionali. Quello che Jacquemus regala e’ un gioco deliziosamente assurdo nel suo garbo creativo; uno srotolarsi di forme ( cerchi, rettangoli, triangoli) che assemblate dalla sua mano astratta e irriverente diventano abiti ricchi di immaginazione.

Lanvin  è la più antica Maison di Francia, orfana ormai da quattro mesi del direttore creativo Alber Elbaz. Invece di presentare una rilettura o un compendio di quello fatto fino adesso, il team creativo di Lanvin, sotto la guida di Madame Wang, proprietaria del marchio, ha voluto percorrere una nuova strada molto meno sicura e molto più rischiosa: ricominciare da zero. E anche se questa collezione ha indubbiamente una sua identità, manca però di quella grinta, di quella forza e di quella joie de vivre che solo Albert riusciva a trasmettere con i suoi show, rappresenta semplicemente una frattura tra il periodo Elbaz e il post Elbaz, tra un passato glorioso e un presente incerto, nell’attesa che qualche designer di talento abbia il coraggio di riprenderne in mano le sorti.

Chiara Masetta

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