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Short Fashion History: la Borsa


La storia della borsa è legata alla sua funzionalità: è l’accessorio più utile, ambito ed indossato dalle donne, rappresenta uno status symbol, completa l’outfit e a volte è l’unica che lo valorizza.
La sua funzione originaria è quella di custodia del denaro, ciò la rende in origine oggetto legato fondamentalmente al commercio ma anche emblema dell’elemosiniere e del mercante.
La sua storia, però, si evolve in risvolti più vivaci e frivoli da quelli meramente economici, rendendola un accessorio costantemente in bilico tra la sua funzione contenitiva e la sua esteriorità mondana e modaiola. La borsa assume inoltre un aspetto dinamico quando si dilata e diventa borsa da viaggio, il cui archetipo è il sacco da viaggio che, insieme al bastone, sono emblema del pellegrino.  Contiene il nostro micro mondo privato, tutto quell’insieme di oggetti indispensabili e che rappresentano ciò che di nostro vogliamo ci accompagni.

La nascita della borsa è legata a quella della moneta, avvenuta circa mille anni a.C.. Il nome “borsa” deriva da byrsa, parola greca che indicava il cuoio. Da ciò è facile intuire che presumibilmente le prime erano confezionate con questo materiale. In società in cui era l’uomo a svolgere attività legate all’uso del denaro, la borsa era soprattutto un accessorio maschile.

Le più antiche testimonianze della lavorazione delle pelli si ritrovano in Toscana intorno al 1100. Sul finire del secolo vennero istituite dalla Repubblica fiorentina le cosiddette Arti Minori, tra cui quella dei Calzolai e la lavorazione si svolgeva a Firenze inizialmente nella zona del Ponte Vecchio, dove le pelli venivano immerse, prima di essere conciate, nelle acque dell’Arno. Sono di questo periodo borse quali le scarselle, da portare appese al collo e alle cinture, e le bisacce, borse da viaggio usate dai messi e dai pellegrini che potevano essere portate anche sul dorso del cavallo. Erano diffuse anche modelli più preziosi e presto apprezzate e richieste anche dai mercanti esteri.

Dopo il 1890 la borsa comincia a comparire con una certa frequenza. Questo ritorno è dovuto, oltre ad un fattore di moda, ossia l’affermarsi di una silhouette affusolata, anche ad un fenomeno sociale: la maggior dinamicità delle donne, che prendono l’abitudine di viaggiare.
Con lo sviluppo dei trasporti le distanze si accorciano e nasce il gusto per il viaggio e l’esotico; nascono così le borse da viaggio per signore, funzionali e ricche di scomparti e marchiate con l’iniziale della proprietaria e tutta una serie di bagagli, che fino a questo momento avevano privilegiato l’aspetto funzionale, dalle forme e dettagli ricercati.

Dopo la guerra il mondo è cambiato: il non fare niente non è più una condizione prestigiosa, l’oziosa borghese non esiste più; al suo posto c’è una donna vivace, con abiti accorciati fino al ginocchio, che si addicono alla sua vita dinamica. Questa donna spesso lavora, scia, nuota, guida, balla, un po’ “androgina”  Gli anni frenetici vengono battezzati “Anni Folli”, le borse perdono la catenella e nascono le pochette: squadrate, di forma rettangolare, di vari materiali. Già da qualche anno, inoltre, è forte l’eco delle “suffraggettes”, che rivendicano per le donne non solo il diritto al voto, ma una nuova dignità all’interno della società. Queste donne vestono senza il busto, con abiti di linea sciolta, piccoli cappelli e borse appese al braccio, funzionali e non leziose. In questo periodo convivono queste tipologie di borse, funzionali e sobrie, e quelle ornamentali e decorate delle signore eleganti della buona società.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Parigi assume un ruolo di primo piano nella moda. Si riscopre il gusto della vita mondana, a cui partecipano esponenti della buona società e del mondo dello spettacolo. Quasi ad esorcizzare le brutture della guerra, sarti come Dior e Balmain vestono le donne come creature eteree, con grande raffinatezza e cura; l’emblema di questa nuova donna è Grace Kelly.
La silhouette proposta da Dior, il cui “New Look” avrà grande successo, veste la donna come se fosse un fiore: i busti stringono la vita e da qui in giù i ricchi tessuti si svasano. Questo stile è immortalato dai bozzetti di un grande illustratore dell’epoca, Gruau.

Gli accessori sono in questi anni un compendio fondamentale all’abbigliamento: Hermès è all’apice del suo successo, così come Roger Vivier con le sue scarpe, Lesages con i suoi splendidi ricami, le varie modiste con i loro cappelli.
Gli accessori sono spesso coordinati e confezionati con lo stesso tessuto e decori. Sono diffuse le pochette di dimensioni molto piccole.
Tornata l’eleganza formale, torna l’accessorio coordinato.

Nel 1956 Grace Kelly appare sulla rivista Life con al braccio una borsa di Hermès: Kelly. In realtà è un modello del 1932 chiamato sac à courrois, ed è ispirato ad un sacco per la sella.
Sempre di Hermès Jaqueline Kennedy porterà spesso un modello rettangolare con chiusura ad H;  Audrey Hepburn invece ama le borse di Gucci.

E così le borse diventano intramontabili ed essenziali per il lavoro, per la sera, per la spesa, per i viaggi, per il tempo libero. Da un punto di vista simbolico la borsa rappresenta il potere femminile di contenere ed un luogo di conservazione, quindi vita e salute. E’ associato a qualcosa che preserva ciò che è prezioso o ritenuto tale.  Ne esistono di mille forme, realizzate con svariati materiali e, se ci pensate bene, fanno parte della nostra quotidianità.

Chiara Masetta