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Strage al palazzo di giustizia. Milano, 4morti

Claudio Giardiello, 57 anni, questo é il nome dell’uomo inferocito che ha puntato la pistola uccidendo 3 persone e ferendone altre 2. Tutto comincia intorno alle 11, Giardiello é imputato per banca rotta fraudolenta; il processo per il fallimento dell’immobiliare Magenta (di cui egli é socio di maggioranza) si svolge nell’aula del terzo piano. Si avvertono 4-5spari, é il panico al palazzo di giustizia, la folla fugge dall’edificio. Secondo una prima ricostruzione del Gip di Milano, Giardiello era seduto tra i banchi del pubblico, mentre era in corso un controesame di un testimone, quando scoppia un litigio in aula. A questo punto partono i colpi, estraendo la pistola e sparando uccide l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e ferisce gravemente un’altra persona. Così Giardiello non si da pervinto e scende al secondo piano per uccidere il giudice , che rintraccia nel suo studio e poi lo fredda con un colpo di pistola. Muore così anche il magistrato Fernando Ciampi. Finita la sua strage Giardiello si nasconde per circa un’ora nei corridoi labirintici del palazzo, per poi uscirne fuggendo in moto, ritrovato e arrestato a 30km dal palazzo di giustizia a Vimercate (Monza e Brianza).

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Oltre il giudice e l’avvocato altri due morti, uno per cause ancora da accertare,si pensi sia morto per malore; l’altra vittima Giorgio Erba,coimputato con Giardiello nel processo, raggiunta da un colpo, muore mentre lo stavano operando. Gli inquirenti stanno cercando di capire come sia stato possibile che l’uomo imputato sia riuscito ad entrare armato nella struttura protetta da metal detector e come abbia fatto a fuggire dalla stessa. Sono in corso le indagini per ricostruire tutta la vicenda e fare luce sul motivo delle uccisioni. Il ministro della giustizia Andrea Orlando interviene dicendo: “Verificheremo se ci sono state falle”. Il sindaco di Milano, corso sul posto, da il suo cordoglio alle famiglie delle vittime sulla tragedia consumatasi proprio nel palazzo dove vige giustizia.

 

 

A cura di Greta Merigiola